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#10 San Pietroburgo! The end?

La metropoli più a nord del Mondo: San Pietroburgo, già Leningrado. Nata sul paludoso delta della Neva per volere di Pietro il Grande, che intuì che vi era la necessità di commerciare agilmente con i paesi baltici e con l’Inghilterra, questa imperiale città è ora una delle più cosmopolite porte dell’Asia in Europa. Lo si vede dai tratti caucasici, slavi, mongoli e cinesi delle persone, e lo si respira lungo la trafficata e maestosa Prospettiva Nievski.

Ciò che colpisce subito comunque è la sua maestosità: impossibile infatti visitarla – un minimo – in meno di due settimane, anche solo per il numero di musei (ermitage+museo russo+museo etnografico+museo zoologico+museo della città+museo arte moderna=1 settimana), chiese, parchi, e per le distanze letteralmente chilometriche tra un quartiere e l’altro. Prendete Parigi e moltiplicatela. Della vita notturna poi non ne parliamo: è uno spettacolo.

San Pietroburgo, ultima meta del nostro cicloracconto-avventura cominciato nelle gambe 2 mesi e mezzo fa, sulla carta piú di 10 mesi fa e nel cuore 1 anno e mezzo fa. Tappa finale, ma non per questo più importante delle altre 49 intermedie: la peculiarità di questo viaggio, infatti, è che oltre a rappresentare fedelmente una filosofia di vita – sintetizzabile in “viaggio lento e cicloturistico” ma che più in profondità significa curiosità, tenacia, passione, rischio, ospitalità, amicizia, memoria, volontà di unire, di non aver paura del mondo e bramosia di abbattere muri e pregiudizi – consiste nell’avermi permesso di verificare ancora una volta che il percorso è più bello e gratificante della destinazione.

Una banalità, lo so, ma che non possiamo proprio ignorare nell’epoca dell'”obiettivomania”, quell’ossessionante bisogno indotto di “rigare dritti verso la meta, il più velocemente e freddamente possibile”, spesso noncuranti di cosa e chi ci passa accanto. Non per questo però bisogna puntare tutto sul momento, su quel “viviamo-alla-giornata” che spesso si tramuta in vertigine e labirintismo, senza una direzione in cui credere ne’ un verso da scegliere.

Diciamo che,come sempre, la verità sta nel mezzo: Fissiamo un obiettivo, anzi sentiamolo, e arriviamoci, abbattendo la cortina di ferro tra i nostri due emisferi cerebrali e gustandoci la grande bellezza che unisce gli estremi.

E a volte sai che? Pedaliamo e basta, perché è uno dei pochi modi per sperimentare con corpo,mente e anima ciò che spesso si intuisce o di cui si parla solo a livello filosofico.

Alleniamoci a rallentare.

 

Scritto da Niccolo’

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