Ospiti a Radio Wombat
28 giugno 2018

Ichnusa Bike Trail – Il Diario Completo

  1. Tappa 1: Golfo Aranci – spiaggia di Liscia Ruja – Arzachena

Non c’è niente di meglio che arrivare in sardegna all’alba, col fresco, in nave. L’odore dell’isola è la prima cosa che inebria. Il paesaggio della Tavolara la seconda.

La tappa prevedeva 20 km di bici fino alla spiaggia di Liscia Ruja e stealth camping (campeggio selvaggio) sotto un qualche albero vicino alla spiaggia ma in poche ore il programma è cambiato: arrivati a Liscia Ruja, splendida spiaggia poco a nord di Golfo Aranci, a cui si accede dopo aver percorso 3 km di sterrato in mezzo ai corbezzoli e ai mirti, siamo collassati, dopo un breve bagnetto, approfittando dell’assenza di gente (erano le 8 del mattino…). Ci siamo risvegliati alle 10 con una marea di turisti e di yacht all’ultimo grido a poche centinaia di metri dalla spiaggia. Dopo aver inveito a lungo per i prezzi esclusivi di entrambi i bar presenti (10€ per un panino!) abbiamo deciso che forse la costa Smeralda non era adatta a noi e che, cosa da non sottovalutare, non ci avrebbero mai permesso di restarci in tenda come due pezzenti.

Siamo quindi ripartiti col fresco in direzione Arzachena, attraversando dei rilievi collinari splendidi, con la vista sui graniti di San Pantaleo, lungo strade ben asfaltate e poco trafficate della “via del Vermentino”.

Abbiamo dormito in tenda al campeggio Villaggio Camping Golfo di Arzachena, dopo aver pedalato una ventina di km da Liscia Ruja.

 

  1. Arzachena – Vignola Mare

Ripartiti di buona lena siamo arrivati al Complesso nuragico di Prisgiona, nel giro di un’oretta. Questo sito archeologico, posto su una sommità in regione Capichera,  si visita rapidamente ed è affascinante, soprattutto per la torre centrale (il mastio), la camera interna coperta a falsa cupola (“tholos”), che raggiunge quasi i 7 m di altezza, e la Capanna delle Riunioni. Stiamo parlando di circa 3000 anni fa…

Dopo un breve pranzetto a Luogosanto (solito schema panino+birra+acqua gassata col limone+gelato+collassino) abbiamo pedalato fino a Vignola Mare, dove abbiamo soggiornato, ancora, in tenda, a poche decine di metri dalla spiaggia.

Bisogna dire che il percorso, la strada, il clima e il traffico sono stati molto favorevoli. Soprattutto nella discesona da Aglientu a Vignola Mare, in cui il sudore versato lungo le costanti salite fino ai 500 m di Luogosanto  è stato ben ripagato,con l’aria fresca marina d’occidente che ci asciugava il viso, imprimendoci le nari degli odori dell’inula viscosa, del ginepro e della salsedine.

  1. Vignola Mare – Oschiri, attraversando la Gallura centrale

Forse la seconda miglior tappa di questo tour. Un po’ pendente la prima parte (da Vignola Mare fino alla Valle della Luna) ma strade bellissime e isolate. Il paesaggio una volta arrivati nella Valle della Luna (non quella sulla costa di santa Teresa di Gallura) è affascinante, con queste distese di blocchi e dicchi granitici in una valle a forma di luna. Dal bar del bevedere abbiamo goduto della vista, rilassandoci dopo i primi 30 km di salite, con Ichnusa, birre artigianali e toast.

Da lì abbiamo proseguito verso l’agriturismo il Mutu di Gallura, tra Aggius e Tempio Pausania, dove ci aspettavano per pranzo. Fortuna vuole che l’agriturismo disponesse anche di una bella e fresca piscina, dove ci siamo subito tuffati appena arrivati, nell’attesa che venisse servito il pranzo. Avendo scelto il menù ridotto (antipasti, assaggi di primi e di vini, zuppa alla gallurese, caffè ammazzacaffè e dolce) siamo riusciti a collassare un paio d’ore. Altrimenti è probabile che non ci saremmo più mossi di lì…

La tattica di pedalare dalle 8.30 alle 11 e dalle 17 alle 19.30 devo dire è risultata la migliore.

Dopo un ulteriore collasso bordo piscina siamo ripartiti col fresco verso Tempio Pausania, bella cittadina tra le montagne. Poi la strada sale fino ai 650 m per poi riscendere dolcemente per circa 15 km fino al lago del Coghinas. Ho personalmente valutato questa discesa come una delle migliori  fatte in bicicletta in questi ultimi anni: curve sinuose, assenza di traffico, bell’asfalto, clima ottimo, paesaggio bellissimo del lago e dei rilievi del Lampara, boschi di sugheri e tanta stanchezza nelle gambe, che rendeva ancor più beata la discesa verso la meta finale: Oschiri.

  1. Oschiri – Macomer

Dopo aver soggiornato in una simpatica casa nel centro di questo piccolo paesino della Gallura siamo saliti in sella delle nostre bici, anche questa volta impeccabili e fedeli (non smetterò mai di venerare il lavoro dell’amico Alessandro Fanchiotti, l’abile ideatore e artigiano del mio mezzo), alla volta di Macomer. Quarta tappa, il bisogno di riposarsi un giorno è impellente. Quindi abbiamo deciso per Macomer, a pochi chilometri da Bosa e dalle sue belle cale.

Il tragitto non è nulla di ché. Abbiam cercato di tenerci paralleli alla statale 729 e alla 128bis, riuscendoci per il 90% del percorso (quindi passando da Fraigas, Chilivani, Mores, Torralba, Bonorva). A Macomer abbiamo trovato un airbnb per 2 notti.

Emblematica per descrivere la nostra stanchezza è stata la serata del sabato : dopo una doccia siamo usciti con l’idea di andare a mangiare alla sagra in centro a Macomer e di “fare serata”. Bene, il nostro progetto si è infranto sulla Conad dietro casa, mezz’ora dopo, dove abbiamo comprato culurgiones, antipasti, patate, pollo fritto e tiramisù, tutto spolverato sul divano di casa davanti ad Arma Letale 2.

Il giorno dopo ci siamo riposati con Gabriele e Sara, che gentilmente son venuti a prenderci in macchina, nella spiaggia Compoltitu, a muovere le gambe il meno possibile. In compenso la sera abbiamo mosso, e parecchio, il nostro sistema digestivo, a cena all’agriturismo Orosu, tra Bosa e Macomer: splendido posto, due tavoli (eravamo noi 4 più altri 4 turisti), servizio impeccabile, cibo a iosa dagli antipasti al porchetto, passando per due primi, il cinghiale e l’agnello… ufficialmente un tentato omicidio. Forse la salita più faticosa 🙂 Ma che bontà… Ringraziamo Maria, il marito e il figlio che ci hanno così tanto coccolati in quelle fresche ore di una domenica sera molto sarda.

  1. Macomer – Orgosolo : sulle tracce del far west

Diciamo che speravamo di ripartire ricaricati, ma la cena della notte prima ci ha reso le cose più complicate del previsto. Abbiamo finito di digerire verso il quarantesimo chilometro…

Bella tappa, prevalentemente in pianura nel centro della Sardegna, lungo strade solitarie immerse nei paesaggi degli Stati Uniti sud-occidentali. Le prime salite si sono presentate per arrivare da Orani a Mamoiada e Orgosolo, sul Supramonte. Si parla comunque di 600 m slm, niente di impossibile…

Sullo sfondo la catena montuosa del Gennargentu, la più alta della Regione (arriva fino a oltre i 1800 m).

Siamo arrivati a metà pomeriggio a Orgosolo, proprio per aver il tempo di scoprire questo splendido paesino di montagna dalle case bianche e colorate sulle cui facciate sono stati disegnati negli anni più di 300 murales, dai temi prevalentemente sociopolitici. Una meta imperdibile!

 

  1. Orgosolo – Arbatax

Prima (e ultima) vera tappa di montagna. Da Orgosolo siamo partiti con uno sprint decisamente sproporzionato, scegliendo le stradine peggiori per uscire dal paese (delle pettate incredibili, dal 15-18% solo per evitare 2 o 3 tornanti…errore imperdonabile!). Ci siamo ridimensionati subito. Per fortuna i tornanti da Orgosolo al Passo Correboi (1344 m slm) erano costanti ma non molto pendenti. Insomma, questione di pazienza e fiato più che di gambe. Le numerose fonti sulla strada poi si sono rivelate fondamentali per abbassare la temperatura corporea!

La scelta di fare la vecchia statale sp2 da Pratobello a Villagrande è stata  obbligata: l’alternativa sarebbe stata fare la statale con la variante 389, dritta e non pendente, ma trafficatissima e soprattutto con lunghi tratti di bui e pericolosi tunnel!! Quindi occhio… E poi, che dire, la vista dal Passo Correboi su tutto il Gennargentu e la seguente discesa fino a Villanova è stato qualcosa di fenomenale, senza alcuna auto, con due corsie libere, belle curve…Insomma ne è valsa proprio la pena.

Anche la discesa da Villanova a Tortolì è piacevole, con la vista sulla costa dell’Ogliastra, ma molto più trafficata.

A tortolì ci siamo riposati alcuni giorni nella casa d’infanzia, coccolati dal nido paterno, per poi riprendere un autobus (è possibile caricare le bici sotto) fino a San Teodoro. Da lì abbiamo pedalato fino a Golfo Aranci (50km), lungo la statale 125, non proprio bellissima, a parte per il paesaggio costiero, ne’ tranquilla. La sera del dodicesimo giorno di viaggio tornavamo felici e contenti a Livorno con la Sardinia Ferries.

IN FINE

L’Ichnusa Baike Trail è stato un successone e vi consigliamo di provarlo. Contattateci su fb o su info@riciclabili.net e vi manderemo la mappa e tutte le dritte del caso.

In sostanza abbiamo scoperto una regione generalmente valutata solo per il suo lato costiero vacanziero, ma molto piacevole anche nell’interno e soprattutto ben visitabile in bicicletta. Il fatto che la maggior parte del traffico sia confinato nelle 3-4 lunghe arterie statali trasversali e costiere permette all’intensa rete di strade statali secondarie e provinciali di essere percorsa i bicicletta senza rischi ne’ paranoie. Inoltre la grande presenza di paesini e agriturismi (quindi punti di ristoro e riposo), di spiagge, parchi naturali, siti archeologici e paesaggi mozzafiato rende il tour sardo davvero appetibile, in qualunque stagione. Ci è mancato il sud dell’isola, è vero, ma possiamo ritenerci soddisfatti dei 455 km percorsi nella sua parte centro-settentrionale. La popolazione poi è stata favolosa, accogliente e molto incuriosita dal nostro viaggio.

Non posso poi non spendere due parole per ringraziare Cesar, super compagno di viaggio, con cui è possibile trovare quel delicato equilibrio tra compagnia e contemplazione, silenzio e umorismo demente, improvvisazione e organizzazione, leggerezza e fiducia. Grande Cesar, puledro su ogni salita, sempre pronto a una pausa birra e a stare al gioco in ogni occasione.

Infine, ci auguriamo che  il cicloturismo nell’isola diventi sempre più frequente, in modo che le istituzioni si rendano conto del potenziale che hanno, non solo sulla costa, e che facciano qualcosa per migliorare questo tipo di turismo, che oltre a portare economia in tutte le zone dell’isola la rende anche più accessibile, soave, bella.

Comments are closed.

Italiano